Transgender Day of Remembrance: la memoria che diventa comunità
Il 20 novembre, in occasione del Transgender Day of Remembrance, il mondo si è fermato per ricordare le persone trans* vittime della violenza transfobica. Una giornata che nasce dal bisogno di dare dignità alle vite spezzate e di trasformare il dolore in responsabilità collettiva.
A Monza, l’associazione BOA ha organizzato un momento di raccoglimento e testimonianza davanti al Centro Civico Liberthub e al nascente Sportello Arcobaleno. Due luoghi che non sono stati scelti a caso: il Liberthub come spazio di cittadinanza attiva e partecipata, lo Sportello Arcobaleno come presidio di ascolto e sostegno per la comunità LGBTQIA+.
Un rito di memoria e presenza
L’evento ha dato forma a un rito civile e comunitario. Sono stati letti i nomi delle persone trans* uccise nel mondo nell’ultimo anno, un gesto che restituisce visibilità e dignità a chi troppo spesso viene cancellato. La scelta di stare insieme, in uno spazio pubblico, ha ribadito l’urgenza di contrastare la violenza transfobica con azioni quotidiane e concrete.
Dal lutto all’impegno
Il Transgender Day of Remembrance non è solo un momento di dolore, ma anche di responsabilità. Ricordare significa:
riconoscere la gravità della violenza transfobica come problema sociale e politico;
rafforzare la consapevolezza che nessuna persona dovrebbe vivere nella paura;
trasformare la memoria in azione, affinché la dignità e la sicurezza diventino diritti garantiti.
Uno spazio che cresce
Lo Sportello Arcobaleno, che sta prendendo forma accanto al Liberthub, rappresenta un passo importante. Sarà un luogo di ascolto, orientamento e supporto, dove la comunità LGBTQIA+ potrà trovare accoglienza e strumenti per affrontare discriminazioni e difficoltà. La sua nascita è un segnale concreto di attenzione e di impegno sul territorio.
Il 20 novembre ci ricorda che la memoria è un atto politico e comunitario. L’evento organizzato da BOA ha reso visibile un impegno che non si esaurisce in una giornata, ma che deve continuare ogni giorno: nelle istituzioni, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle relazioni quotidiane.
La lotta contro la violenza transfobica è una responsabilità condivisa. E la memoria, quando diventa comunità, è il seme di un futuro più giusto e inclusivo.

